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Pannaggi “Insolito”: il Fotoreporter

 

di Maurizio Cinelli

Ivo Pannaggi, Dall’Artide all’Antartide, a cura di Mario Pianesi e Luigi Ricci, Casa ed. Un Lupo, Tolentino, 2015.

Un aspetto meno noto di Ivo Pannaggi, poligrafo, architetto e pittore futurista di fama internazionale, è l’attività di fotoreporter da lui svolta, come inviato della “Gazzetta del popolo” di Torino, in occasione di tre viaggi compiuti tra il 1936 e il 1940, rispettivamente, in Lapponia, in Antartide e in Groenlandia.

Macerata, la città nella quale Pannaggi ha avuto i natali nel 1901 e che lo ha fraternamente accolto, dopo tanti anni passati all’estero, negli ultimi anni della sua vita conclusasi nel 1981, celebra ora questo aspetto della sua poliedrica e geniale personalità con la pubblicazione del volume “Dall’Artide all’Antartide”, curato (per i tipi della Casa editrice di Tolentino) da Mario Pianesi e Luigi Ricci, che con lui ebbero, in quegli ultimi anni della sua vita, un rapporto di frequentazione e amicizia.

Il volume raccoglie tutti i reportage dell’“inchiesta sulla terra dei Lapponi”, promossa e supportata dal quotidiano di Torino, quanto i resoconti redatti (sempre per quel giornale) in occasione del viaggio che, a bordo di una baleniera, dalla Norvegia attraverso la Manica e poi l’Oceano Atlantico ha portato Pannaggi dai ghiacci dell’Artide a quelli dell’Antartide per una stagione di caccia alla balena australe protrattasi per ben tre mesi, quanto, infine, i reportage di caccia alle foche in Groenlandia.

I resoconti di viaggio e la descrizione di luoghi, attività e popolazioni, ricchi di dettagli e informazioni di prima mano, risultano conservare, nonostante il tempo trascorso, tutta la loro originaria freschezza e il loro valore etnologico e documentario. Di particolare valore e suggestione risulta essere, in particolar modo, l’apporto fotografico: dei tre reportage, infatti, Pannaggi ha lasciato un prezioso patrimonio fotografico, che consta di ben 800 negativi, in massima parte fotogrammi 6 per 6 scattati da apparecchi fotografici Rolleiflex, una ricca selezione dai quali figura riprodotta nel volume, a corredo dei resoconti giornalistici.

La cultura fotografica di Pannaggi – si legge nel saggio critico di Luigi Ricci intitolato «Un posto tra i maestri della fotografia» – si arricchisce, oltre che delle esperienze italiane sulla fotografia futurista, anche grazie alla collaborazione con lo studio dei fratelli Bragaglia di Roma e alla conoscenza del fotoreportage internazionale (…). Pannaggi forma il suo carattere di forte empatia con i personaggi fotografati immergendosi nella natura del territorio dove opera, impegnandosi di cogliere aspetti di vita vera e di introspezione con i soggetti con i quali si relaziona”.

Valgono ad accrescere l’impatto emozionale dell’opera i ritratti e, sopratutto, gli autoritratti di Pannaggi, anche essi emblematici di un’epoca e di una personalità singolari: il fotografo polare, il cannoniere che punta la balena, il borghese che celebra il “trofeo” ritraendosi in piedi nella bocca del cetaceo, il reporter in veste da lappone o da nomade, il cacciatore di foche.

Completano il volume, e ne arricchiscono il valore documentario, oltre al già citato saggio di Ricci, il ricordo dell’uomo e dell’artista tracciato da Mario Pianesi e da Chiara Gabrielli, la biografia ragionata di Gabriele Porfiri, la scheda sulla “Gazzetta del popolo” di Eleonora Luzi.

 

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Posted in Scrittori ed Editori marchigiani di ieri e di oggi.