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Lorenzo de Carris detto il Giuda e i pittori eccentrici nelle Marche del primo Cinquecento

di Alberto Pellegrino

Venanzioda Camerino e Pegentile da Matelica, Stendardo di San Venanzio

Venanzioda Camerino e Pegentile da Matelica, Stendardo di San Venanzio

Il 28 giugno si è inaugurata a Matelica nel Museo Piersanti la Mostra Lorenzo de Carris e i pittori eccentrici nelle Marche del primo Cinquecento a cura di Alessandro Delpriori e Matteo Mazzalupi, che rimarrà aperta fino al 30 settembre 2016.

In occasione della mostra sul Quattrocento a Camerino, Andrea De Marchi ha voluto presentare nel 2002, come coda di quella splendida stagione pittorica, anche una pala d’altare inedita da lui attribuita a un anonimo pittore marchigiano allora chiamato Maestro di Baregnano. Qualche anno dopo Alberto Bufali ha confermato per via documentaria un’intuizione di Alessandro Delpriori che ha voluto unire il percorso di quel maestro con il pittore matelicese Lorenzo di Giovanni de Carris detto il Giuda, nome che probabilmente gli deriva da una sua appartenenza ebraica (Matelica 1465/66-Macerata 1555 ca.). Dopo uno studio monografico di Stefania Castellana, questo pittore ha iniziato ad avere la fisionomia e il ruolo che gli spettano nel panorama della pittura nelle Marche all’inizio del Cinquecento.

Luca Signorelli, Madonna con Bambino tra i Santi Bernardo, Antonio da Padova e Girolamo

Luca Signorelli, Madonna con Bambino tra i Santi Bernardo, Antonio da Padova e Girolamo

Una volta esaurita la grande stagione del Quattrocento, nelle Marche si manifesta una stagione artistica molto articolata, nella quale è possibile riconoscere l’eredità dei pittori umbri, di Signorelli e della linea raffaellesca, ma anche la consistente penetrazione della cultura architettonica dei forlivesi, in particolare di Marco Palmezzano, e della grandissima pittura veneta con particolare riguardo a Giovanni Bellini.

Marco Palmezzano, Madonna col Bambino e santi

Marco Palmezzano, Madonna col Bambino e santi

Lorenzo di Giovanni de Carris sembra unire tutte queste influenze culturali nella sua prima opera a metà tra Carlo Crivelli e Luca Signorelli, databile tra il 1493 e il 1494, quindi continua il suo lungo percorso artistico, unendo la monumentalità di Lorenzo Lotto alla struttura di Palmezzano, per poi avvicinarsi, in maniera più profonda, a Cola dell’Amatrice portatore nelle Marche della pittura anticlassica d’impronta romana.

Ricostruire il percorso artistico di questo pittore comporta un’analisi comparativa con tutta la pittura marchigiana della prima metà del Cinquecento per andare a scoprire anche un sottobosco di autori meno noti ma ugualmente significativi, ridimensionando in parte e il ruolo di Carlo Crivelli in questo periodo ormai dominato dalle nuove correnti artistiche provenienti da Roma e dalla Toscana che informano tutta la nuova generazione di artisti.

Baldo de Sarofini, Madonna del Soccorso

Baldo de Sarofini, Madonna del Soccorso

La mostra raccoglie tutte le opere mobili fin qui conosciute di Giuda de Carris, a partire dalla Pala Turelli, ora smembrata tra il Museo Piersanti e una collezione privata, fino alla pala del Brera ma in origine a Serra San Quirico, la cui predella è a Palazzo Madama a Roma, le opere dipinte per Macerata, città in cui il pittore è vissuto fino alla fine della sua vita.

Lorenzo di Giovanni de Carris detto il Giuda, Madonna con Bambino tra i Santi Giuliano e Antonio da Padova

Lorenzo di Giovanni de Carris detto il Giuda, Madonna con Bambino tra i Santi Giuliano e Antonio da Padova

Accanto al percorso dell’autore, per spiegare e rinforzare il suo ruolo, sono esposte alcune opere di artisti a lui contemporanei e con cui ebbe rapporti culturali se non personali: Luca Signorelli e Carlo Crivelli, fondamentali per la sua formazione; Cola dell’Amatrice cui è stata dedicata una sezione della mostra per l’importanza che ebbe nel cambio culturale della pittura marchigiana nella metà del secondo decennio del Cinquecento; Giovanni Santi, Marchisiano, Venanzo da Camerino, Vincenzo Pagani, Antonio da Faenza e Baldo de Sarofini (una specie di minore alter ego di Giuda) concludono il percorso e completano il panorama artistico locale. Alle opere pittoriche è stata affiancata un San Sebastiano, una scultura lignea  la cui identità è ancora dibattuta tra Sebastiano di Giovanni (figlio adottivo Domenico Indivini) e il camerinese Lucantonio di Giovanni Barberetti. Nella chiesa di San Francesco di Matelica è esposto uno dei massimi capolavori di Marco

Madonna col Bambino tra santa Maria Maddalena e sant'Antonio da Padova

Madonna col Bambino tra santa Maria Maddalena e sant’Antonio da Padova

Palmezzano, pittore assai influente per gli artisti di cui ci si occupa, per cui si consiglia una visita a quest’opera magnifica, troppo grande per essere spostata nella sede della mostra.

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